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Blog di Luca Inglese

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Come Conferire l’Incarico per l’Accatastamento a un Tecnico

Conferire l’incarico per l’accatastamento a un tecnico è un passaggio delicato, anche se spesso viene trattato come una semplice formalità. Si pensa: “Devo solo aggiornare il Catasto, chiamo un geometra e ci pensa lui”. In parte è vero, perché la pratica catastale deve essere predisposta da un professionista abilitato. Ma il proprietario non dovrebbe limitarsi a una telefonata frettolosa o a un messaggio generico. L’accatastamento riguarda dati ufficiali dell’immobile, planimetrie, rendita catastale, intestazioni, categoria, consistenza e coerenza tra stato dei luoghi, titoli edilizi e banca dati catastale. Se qualcosa viene impostato male, il problema può emergere al momento di vendere, chiedere un mutuo, fare una successione, presentare una pratica edilizia o pagare imposte.

Il termine “accatastamento” viene usato in modo ampio. A volte indica la prima iscrizione al Catasto Fabbricati di un nuovo immobile. Altre volte viene usato per una variazione catastale, per esempio dopo una ristrutturazione, una fusione, un frazionamento, un cambio di distribuzione interna o un cambio di destinazione. In altri casi ancora si parla impropriamente di accatastamento quando in realtà serve una correzione dei dati catastali o una voltura. Per questo il primo compito del tecnico è capire esattamente che pratica serve. Il primo compito del cliente, invece, è affidargli l’incarico in modo chiaro.

Un incarico ben conferito evita incomprensioni su costi, tempi, documenti necessari, responsabilità e risultato atteso. Serve a chiarire se il tecnico deve solo presentare un DOCFA, se deve fare anche il rilievo dell’immobile, se deve verificare la conformità urbanistica, se deve recuperare titoli edilizi, se deve aggiornare planimetrie, se deve occuparsi anche di elaborato planimetrico, subalterni, beni comuni o pratiche preliminari. Sono dettagli? No. Sono proprio le cose che fanno la differenza tra una pratica lineare e un lavoro che si blocca a metà.

In questa guida vedremo come conferire correttamente l’incarico per l’accatastamento a un tecnico, quali professionisti possono occuparsene, quali documenti preparare, cosa deve contenere la lettera d’incarico, come valutare il preventivo, quali controlli fare prima della firma, quali responsabilità restano al proprietario e cosa chiedere alla fine della pratica. L’obiettivo è aiutare chi deve risolvere un problema concreto, senza perdersi nei tecnicismi ma senza nemmeno affidarsi alla cieca.

Indice

  • 1 Capire che cosa si intende per accatastamento
  • 2 Scegliere un tecnico abilitato
  • 3 Distinguere pratica catastale e pratica edilizia
  • 4 Preparare i documenti prima del sopralluogo
  • 5 Fare sempre un sopralluogo
  • 6 Chiedere un preventivo scritto
  • 7 Scrivere una lettera d’incarico chiara
  • 8 Conferire delega e autorizzazione al trattamento dei dati
  • 9 Chiarire tempi e scadenze
  • 10 Definire compenso, acconto e saldo
  • 11 Stabilire responsabilità del tecnico e del cliente
  • 12 Attenzione alla rendita catastale proposta
  • 13 Richiedere la documentazione finale
  • 14 Quando l’accatastamento serve per vendere casa
  • 15 Come evitare contestazioni con il tecnico
  • 16 Errori da evitare
  • 17 Conclusioni

Capire che cosa si intende per accatastamento

Prima di incaricare un tecnico, bisogna capire quale esigenza si ha davvero. L’accatastamento in senso stretto riguarda la dichiarazione al Catasto Fabbricati di una nuova unità immobiliare o di un fabbricato che deve essere censito. È il caso, per esempio, di una nuova costruzione, di un ampliamento che produce nuove unità, di un immobile ultimato che deve essere identificato catastalmente. In questi casi il tecnico predispone la documentazione necessaria e presenta la dichiarazione catastale con il software previsto.

Molto spesso, però, il proprietario parla di accatastamento anche quando serve una variazione catastale. Succede dopo lavori interni che modificano la distribuzione dei vani, dopo la fusione di due appartamenti, dopo il frazionamento di un immobile, dopo la creazione di una cantina separata, dopo un cambio di destinazione d’uso o quando la planimetria catastale non corrisponde più allo stato reale. In queste situazioni non si crea necessariamente un immobile nuovo, ma si aggiornano dati e planimetria già presenti in Catasto.

Questa distinzione è importante perché cambia il tipo di pratica, la documentazione, il costo e talvolta anche la necessità di verifiche urbanistiche preliminari. Se chiedi al tecnico “mi fai l’accatastamento?” senza spiegare il contesto, lui dovrà prima ricostruire la situazione. Meglio partire subito con chiarezza: descrivi che cosa è successo all’immobile, se ci sono stati lavori, se esiste una pratica edilizia, se l’immobile è nuovo, se devi vendere, se la banca ha chiesto la planimetria aggiornata o se il notaio ha rilevato un problema.

Scegliere un tecnico abilitato

L’incarico deve essere affidato a un professionista abilitato alla redazione e presentazione della pratica catastale. Nella pratica, le figure più frequenti sono geometri, architetti, ingegneri e altri tecnici con competenze coerenti, iscritti al rispettivo albo quando necessario. La scelta non dovrebbe basarsi solo sul prezzo. Conta l’esperienza nel tipo di pratica, la conoscenza delle procedure catastali, la capacità di dialogare con uffici, notaio, impresa e cliente.

Un tecnico abituato alle pratiche DOCFA sa già quali errori possono provocare sospensioni, rifiuti o richieste di integrazione. Sa come impostare la causale, come rappresentare la planimetria, come trattare pertinenze, beni comuni, subalterni, elaborati planimetrici e rendita proposta. Non significa che il cliente debba conoscere tutto questo. Significa però che deve scegliere qualcuno che lo conosca davvero.

Prima di conferire l’incarico, puoi chiedere al tecnico se è iscritto all’albo, se ha una polizza di responsabilità civile professionale, se gestisce direttamente l’invio telematico della pratica e se ha esperienza in casi simili al tuo. Non è una mancanza di fiducia. È normale prudenza. Un professionista serio non si offende se chiedi informazioni essenziali sul suo ruolo, sui tempi e sulle attività comprese.

Distinguere pratica catastale e pratica edilizia

Uno degli errori più pericolosi è pensare che aggiornare il Catasto sistemi automaticamente anche la situazione edilizia dell’immobile. Non è così. Il Catasto ha principalmente funzione fiscale e inventariale. La conformità urbanistica ed edilizia si verifica attraverso titoli edilizi, pratiche comunali, stato legittimo dell’immobile e norme locali. Una planimetria catastale aggiornata non sana un abuso edilizio.

Facciamo un esempio semplice. Se un proprietario ha spostato tramezzi interni senza presentare la pratica edilizia necessaria, non basta aggiornare la planimetria catastale. Prima bisogna capire se l’intervento era legittimo, se serviva una CILA, una SCIA o altra procedura, se può essere regolarizzato e quali effetti produce. Il tecnico deve avvisare il cliente se l’accatastamento presuppone verifiche edilizie. Il cliente deve essere trasparente e non nascondere lavori fatti.

Nella lettera d’incarico è utile chiarire se il tecnico deve occuparsi solo della pratica catastale o anche della verifica urbanistica. Sono due prestazioni diverse. Se vuoi che il tecnico controlli la conformità dell’immobile prima di presentare il DOCFA, devi inserirlo nell’incarico e accettare il relativo costo. Se non lo fai, potresti ritrovarti con una planimetria catastale aggiornata ma con problemi edilizi ancora aperti.

Preparare i documenti prima del sopralluogo

Un incarico parte meglio se il cliente prepara i documenti disponibili. Non serve avere tutto perfetto, ma più informazioni dai al tecnico, meno tempo si perde. Servono di solito dati catastali, visura, planimetria catastale esistente, titolo di proprietà, documento di identità e codice fiscale del proprietario o dei proprietari, eventuale delega, documentazione edilizia, elaborati di progetto, fine lavori, agibilità se disponibile e ogni documento collegato ai lavori eseguiti.

Se l’immobile è in condominio, possono essere utili anche informazioni su parti comuni, subalterni, cantine, autorimesse, cortili, lastrici, beni comuni non censibili e accessi. Se si tratta di nuova costruzione o ampliamento, può essere necessario valutare anche gli aggiornamenti cartografici o altri atti propedeutici. Non tutti i casi sono uguali. Un monolocale con diversa distribuzione interna è una cosa. Una villetta nuova con pertinenze, area esterna e più subalterni è un’altra.

Il tecnico, dopo aver visto i documenti, potrà dirti se manca qualcosa. Può chiedere una copia del titolo edilizio, una precedente pratica, una planimetria comunale, una visura storica o un estratto di mappa. Se ti sembra una richiesta eccessiva, chiedi spiegazione. Spesso quei documenti servono a evitare errori nella pratica. Meglio recuperarli prima che trovarsi con una pratica respinta o incompleta.

Fare sempre un sopralluogo

Per una pratica di accatastamento o variazione catastale seria, il sopralluogo è quasi sempre essenziale. Il tecnico deve vedere l’immobile, misurare, verificare la distribuzione interna, controllare aperture, destinazioni dei vani, altezze, pertinenze, accessi e coerenza con i documenti. Una planimetria costruita solo su vecchi disegni o foto inviate al volo può essere rischiosa.

Durante il sopralluogo, il proprietario dovrebbe accompagnare il tecnico e segnalare tutto ciò che può essere rilevante. Sono stati spostati muri? È stato chiuso un balcone? Una cantina è stata trasformata in locale abitabile? Un garage viene usato come deposito? Ci sono porte murate, soppalchi, verande, ampliamenti, scale interne o divisioni tra unità? Non minimizzare. Il tecnico deve sapere, poi valuterà cosa è rilevante e cosa no.

Un piccolo aneddoto ricorrente: il proprietario dice “abbiamo solo fatto due lavoretti”, poi durante il sopralluogo emerge che è stata unita una stanza, chiuso un terrazzo, spostata la cucina e trasformato un ripostiglio. Per il Catasto e per il Comune, quei “lavoretti” possono avere conseguenze. Meglio parlarne subito, senza imbarazzo. Il tecnico non è lì per giudicare, ma per impostare correttamente la pratica.

Chiedere un preventivo scritto

Prima di conferire l’incarico, chiedi un preventivo scritto o digitale. Non accontentarti di un importo detto a voce. Il preventivo deve distinguere il compenso professionale dai tributi catastali, dalle eventuali spese vive, dai diritti, dalle copie, dall’IVA e dalla cassa previdenziale, se applicabili. Questo permette di capire quanto costa il lavoro del tecnico e quanto invece sono costi collegati alla presentazione della pratica.

Un preventivo troppo generico può creare incomprensioni. Se leggi “accatastamento 500 euro”, chiedi cosa comprende. Comprende sopralluogo, rilievo, planimetria, DOCFA, invio telematico, correzioni in caso di sospensione, assistenza fino all’approvazione, visura finale e consegna documenti? Oppure copre solo la redazione base? Include eventuali pratiche edilizie preliminari? Include l’elaborato planimetrico? Include eventuali accessi agli atti? Sono domande concrete, non pignolerie.

Il preventivo deve anche indicare che cosa non è compreso. Se emergono abusi edilizi, pratiche comunali mancanti, necessità di sanatoria, problemi di intestazione, errori catastali pregressi o rilievi più complessi del previsto, il costo può cambiare. È normale, purché sia spiegato prima e non scoperto a fine lavoro. La trasparenza protegge entrambe le parti.

Scrivere una lettera d’incarico chiara

La lettera d’incarico per l’accatastamento è il documento con cui il cliente conferisce formalmente al tecnico la prestazione professionale. Come spiegato sul sito Professioniecarriere.com, deve indicare i dati del committente, i dati del tecnico, l’immobile interessato, l’oggetto dell’incarico, il compenso, le spese, i tempi stimati, le modalità di pagamento, le responsabilità, le attività incluse e quelle escluse. Può essere una scrittura semplice, ma deve essere precisa.

Nell’oggetto dell’incarico bisogna evitare formule troppo vaghe. Meglio scrivere che il tecnico viene incaricato di eseguire sopralluogo, rilievo, predisposizione della documentazione catastale, redazione della planimetria, compilazione e presentazione della pratica DOCFA per nuova costruzione o variazione, gestione di eventuali integrazioni ordinarie e consegna della ricevuta di presentazione e della documentazione finale. Naturalmente il testo va adattato al caso concreto.

La lettera dovrebbe chiarire anche se il tecnico deve fare verifiche urbanistiche, accesso agli atti comunali, confronto con titoli edilizi, assistenza al notaio o coordinamento con l’impresa. Se queste attività non sono incluse, il cliente deve saperlo. Dire “pensavo ci pensasse lei” dopo la firma è il modo migliore per creare tensioni. Meglio mettere tutto per iscritto prima.

Conferire delega e autorizzazione al trattamento dei dati

Per presentare la pratica e gestire i rapporti con gli uffici, il tecnico può avere bisogno di deleghe e autorizzazioni. La delega serve a permettergli di operare per conto del proprietario o degli aventi diritto, nei limiti dell’incarico. Non è una procura generale. È un’autorizzazione specifica per svolgere attività legate alla pratica catastale, recuperare documenti, presentare istanze o depositare atti tecnici, secondo il caso.

Se l’immobile ha più proprietari, il tema diventa più delicato. È opportuno che tutti i comproprietari siano informati e firmino l’incarico o la delega, oppure che sia chiaro chi agisce per conto degli altri. Se l’immobile è in successione, comunione, società, condominio o comproprietà familiare, il tecnico dovrà capire chi ha titolo per conferire l’incarico e firmare la documentazione.

Serve anche l’informativa privacy, perché il tecnico tratterà dati personali, documenti di identità, codici fiscali, atti, planimetrie e informazioni sull’immobile. È un passaggio spesso rapido, ma non inutile. Un incarico professionale ben gestito deve rispettare anche la protezione dei dati, soprattutto quando circolano documenti via email o tramite piattaforme digitali.

Chiarire tempi e scadenze

Il cliente vuole sapere quando la pratica sarà pronta. È comprensibile, soprattutto se l’accatastamento serve per vendere, rogitare, chiudere una pratica edilizia, ottenere un mutuo o presentare documenti a un ente. Però i tempi dipendono da molti fattori: disponibilità dei documenti, complessità del rilievo, eventuali verifiche urbanistiche, necessità di accesso agli atti, numero di unità immobiliari, eventuali sospensioni o richieste dell’ufficio.

Nella lettera d’incarico è utile indicare un termine stimato, non una promessa assoluta se ci sono variabili esterne. Il tecnico può impegnarsi a svolgere sopralluogo entro una certa data, consegnare una bozza, predisporre la pratica dopo il ricevimento di tutti i documenti e inviarla entro un periodo ragionevole. Se mancano documenti o emergono difformità, i tempi cambiano.

Se hai una scadenza precisa, dillo subito. Non aspettare di consegnare l’incarico e poi comunicare che il rogito è fissato tra cinque giorni. Il tecnico deve sapere se c’è urgenza, così può dirti se è realistico. In alcuni casi l’urgenza aumenta il costo o richiede priorità organizzativa. Meglio una risposta sincera subito che una promessa impossibile.

Definire compenso, acconto e saldo

Il compenso professionale deve essere chiaro. Può essere pattuito a corpo per l’intera pratica o articolato per fasi, soprattutto nei lavori complessi. È normale che il tecnico chieda un acconto all’accettazione dell’incarico, perché deve dedicare tempo a sopralluogo, rilievo e predisposizione degli elaborati. Il saldo può essere previsto alla presentazione della pratica, alla consegna della ricevuta o alla conclusione dell’iter, secondo accordo.

Bisogna distinguere compenso e spese vive. I tributi catastali, i diritti, le eventuali copie, gli accessi agli atti e altri costi esterni non sono sempre inclusi nel compenso. Se il tecnico li anticipa, dovrà poi riaddebitarli o chiederli prima. Il preventivo dovrebbe indicare questa distinzione con chiarezza. Una fattura finale poco comprensibile genera diffidenza anche quando gli importi sono corretti.

Se la pratica si complica per cause non prevedibili, per esempio emergono difformità urbanistiche, intestazioni errate o necessità di pratiche aggiuntive, il tecnico dovrebbe presentare un’integrazione di preventivo prima di procedere. Il cliente, dal canto suo, deve capire che una pratica catastale semplice e una pratica intrecciata con problemi edilizi non sono lo stesso lavoro.

Stabilire responsabilità del tecnico e del cliente

Il tecnico è responsabile della corretta esecuzione della prestazione professionale assunta. Deve operare con diligenza, rispettare le regole tecniche, rappresentare correttamente lo stato rilevato, compilare la pratica in modo coerente e informare il cliente di eventuali criticità. Deve anche rispettare i limiti della propria competenza professionale.

Il cliente, però, ha responsabilità importanti. Deve fornire informazioni vere, documenti completi, accesso all’immobile, indicazione dei lavori eseguiti, dati dei proprietari e collaborazione. Se nasconde modifiche, consegna documenti incompleti o dichiara circostanze non vere, il tecnico può lavorare su basi sbagliate. Una pratica catastale non è un trucco per sistemare in silenzio situazioni irregolari.

Nella lettera d’incarico può essere utile scrivere che il cliente dichiara di fornire documentazione veritiera e di informare il tecnico di ogni circostanza rilevante. Allo stesso modo, il tecnico dovrebbe impegnarsi a segnalare eventuali incongruenze riscontrate. Questo rapporto deve essere collaborativo. Se uno dei due lavora al buio, il risultato peggiora.

Attenzione alla rendita catastale proposta

Nel DOCFA il tecnico propone una rendita catastale, cioè un valore fiscale collegato alla categoria, alla classe e alla consistenza dell’immobile. La rendita incide su imposte e tributi, quindi non è un dato da considerare secondario. Il tecnico deve proporla secondo criteri tecnici e catastali, non in base al desiderio del cliente di pagare meno.

Il proprietario può chiedere spiegazioni. È legittimo voler capire perché l’immobile viene classificato in una certa categoria, perché la consistenza è quella, perché la rendita cambia rispetto a prima o perché una pertinenza viene trattata in un certo modo. Il tecnico non deve limitarsi a dire “fa tutto il programma”. Il software aiuta, ma la valutazione tecnica resta fondamentale.

Bisogna però evitare richieste improprie. Chiedere al tecnico di “abbassare la rendita” senza basi, scegliere una categoria non coerente o rappresentare l’immobile in modo non veritiero espone a rischi. Il Catasto può controllare e rettificare. Una pratica corretta è più sicura di una pratica apparentemente conveniente ma fragile.

Richiedere la documentazione finale

Alla fine dell’incarico, il cliente deve ricevere la documentazione finale. Non basta sentirsi dire che “è tutto a posto”. Devi chiedere ricevuta di presentazione, eventuale ricevuta di registrazione, copia della planimetria catastale aggiornata quando disponibile, visura aggiornata, elaborato planimetrico se previsto, riepilogo dei dati catastali e fattura del professionista. Questi documenti ti serviranno in futuro.

Conserva tutto in formato digitale e, se possibile, anche in copia cartacea. Quando venderai l’immobile, chiederai un mutuo, farai una successione o dovrai presentare una pratica edilizia, ringrazierai te stesso per aver archiviato bene i documenti. Molti problemi immobiliari nascono non perché una pratica non sia stata fatta, ma perché nessuno trova più la prova.

Se la pratica viene sospesa o richiede integrazioni, chiedi al tecnico una spiegazione chiara. Non ogni sospensione significa errore grave. A volte l’ufficio chiede chiarimenti o correzioni formali. Tuttavia il cliente ha diritto di sapere cosa è successo, quali azioni sono necessarie e se ci saranno costi aggiuntivi.

Quando l’accatastamento serve per vendere casa

Molti conferiscono l’incarico per l’accatastamento perché devono vendere casa e il notaio ha chiesto l’allineamento catastale. In questo caso il tempo è spesso stretto e la tensione alta. Prima di firmare il compromesso o fissare il rogito, conviene verificare planimetria e stato di fatto. Se emergono difformità all’ultimo momento, il tecnico dovrà lavorare in urgenza e potrebbe scoprire problemi che non si risolvono con un semplice DOCFA.

Se l’accatastamento è collegato a una vendita, dillo subito al tecnico e consegna anche eventuali richieste del notaio o dell’agenzia immobiliare. Il tecnico potrà capire se serve solo aggiornare la planimetria, se prima bisogna sanare una difformità edilizia, se ci sono problemi di intestazione o se la pratica può essere gestita nei tempi previsti.

Non usare il Catasto come scorciatoia per “far tornare” una casa non conforme. Al rogito conta anche la corrispondenza tra stato di fatto, dati catastali e situazione urbanistica. Una pratica catastale presentata in fretta, senza verifiche, può rimandare il problema invece di risolverlo. Meglio scoprirlo prima, anche se dà fastidio.

Come evitare contestazioni con il tecnico

Le contestazioni nascono quasi sempre da aspettative diverse. Il cliente pensava che il prezzo comprendesse tutto. Il tecnico pensava che l’incarico fosse limitato. Il cliente pensava che la pratica risolvesse anche l’abuso edilizio. Il tecnico pensava di dover presentare solo una variazione catastale. Per evitare questi equivoci, bisogna scrivere bene l’incarico e comunicare molto all’inizio.

Prima della firma, chiedi al tecnico di spiegare in parole semplici che cosa farà, che cosa non farà, quanto costerà, quali documenti servono, quali tempi prevede e quali problemi potrebbero emergere. Se qualcosa non è chiaro, fermati e chiedi. Non aspettare la fattura finale o la sospensione della pratica.

Anche il tecnico dovrebbe evitare linguaggio troppo tecnico senza spiegazione. DOCFA, subalterno, elaborato planimetrico, causale, rendita proposta, consistenza e classamento sono termini normali per lui, ma non per il cliente. Un buon professionista sa tradurli. Un buon cliente fa domande prima di firmare.

Errori da evitare

Il primo errore è conferire l’incarico solo a voce. Una telefonata può avviare il contatto, ma l’incarico deve essere scritto o almeno confermato in forma digitale con preventivo chiaro. Il secondo errore è scegliere il tecnico solo perché costa meno. Una pratica catastale fatta male può costare molto di più in seguito, soprattutto se blocca una vendita o richiede correzioni.

Il terzo errore è non distinguere Catasto e Comune. Aggiornare la planimetria catastale non significa sanare automaticamente la situazione edilizia. Il quarto errore è non fare sopralluogo. Per quanto una planimetria sembri semplice, il rilievo reale serve a evitare rappresentazioni sbagliate. Il quinto errore è non consegnare documenti completi o nascondere lavori eseguiti.

Un altro errore frequente è non chiedere la documentazione finale. Il lavoro non finisce quando il tecnico invia la pratica. Finisce quando il cliente riceve ciò che serve per dimostrare l’avvenuto aggiornamento. Senza ricevute, visura e planimetria aggiornata, resti dipendente dalla memoria del tecnico. Meglio archiviare tutto subito.

Conclusioni

Per conferire l’incarico per l’accatastamento a un tecnico bisogna procedere con metodo. Prima si chiarisce che tipo di pratica serve: nuova costruzione, variazione catastale, correzione o altro aggiornamento. Poi si sceglie un professionista abilitato, si verifica la sua esperienza, si raccolgono i documenti, si consente il sopralluogo e si chiede un preventivo scritto. Solo dopo si firma una lettera d’incarico che descriva attività comprese, compenso, spese, tempi, deleghe, responsabilità e documenti finali. L’accatastamento non deve essere confuso con la regolarizzazione edilizia. Il Catasto fotografa dati fiscali e rappresentativi dell’immobile, ma non sostituisce le pratiche comunali. Se ci sono difformità urbanistiche, titoli mancanti o lavori non dichiarati, bisogna affrontarli prima o insieme alla pratica catastale, secondo la valutazione del tecnico. Nascondere il problema non lo elimina.

La regola pratica è semplice: non affidare l’incarico con una frase generica e non accettare un preventivo poco chiaro. Chiedi cosa verrà fatto, quali documenti servono, quali costi sono inclusi, quali esclusi, quando la pratica sarà presentata e cosa riceverai alla fine. Un incarico scritto bene protegge il proprietario e il tecnico, riduce ritardi, evita contestazioni e permette di arrivare all’aggiornamento catastale con maggiore serenità. In materia immobiliare, la fretta costa. La chiarezza, invece, fa risparmiare tempo, soldi e problemi futuri.

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